PANEL: PROSSIMO BILANCIO DEL COMUNE DI TORINO

Il tema delle risorse economiche è l’indispensabile premessa per governare la città. Le tante proposte e ipotesi che circolano in questi giorni su come far ripartire l’economia, si scontrano inevitabilmente con il problema del debito e dei diversi livelli di governo, un argomento delicato, su cui la politica fatica a confrontarsi.

Nell’ incontro promosso da Laboratorio Civico Torino, gli ex assessori al bilancio della Città, Giorgio Donna e Gianguido Passoni, il consigliere Eni Alessandro Lorenzi e l’economista Pietro Terna affrontano il problema delle risorse per finanziare l’indispensabile rilancio della città. Con questo incontro Laboratorio Civico intende avviare un ragionamento che sappia mantenere unite l’esigenza di intervenire per attenuare i danni prodotti dall’emergenza Covid-19 con la necessità di una visione politica che sappia porre la basi per il futuro.

Un primo giro di interventi sottolinea come ogni azione mirata a liberare risorse si confronta con la necessità di rappresentare con chiarezza e credibilità ciò che si intende fare. Nella attuale situazione economica  mondiale c’è ampia disponibilità di liquidità, il problema è disporre di progetti credibili. Il tema di cosa fare per rimettere in un percorso di sviluppo l’economia torinese era già ben chiaro prima del Covid 19. La lunga fase di stasi che è seguita al decennio delle Olimpiadi ha dimostrato che senza operazioni energiche la città declina e oggi rischia di superare un punto di non ritorno.

I bilanci degli ultimi anni hanno sofferto di margini sempre più ristretti di manovra, da un lato per il peso del debito pubblico, dall’altro per spese correnti molto rigide. Invertire quindi la tendenza economica attraverso politiche che sappiano dare slancio alla città, significa liberare risorse in modo radicalmente diverso rispetto al passato, attraverso azioni che richiedono la capacità, da parte della politica, di compiere scelte anche a monte di queste operazioni.

Il primo argomento su cui convergono gli ospiti è la necessità di trovare e applicare un metodo per scegliere tra alternative non facili da identificare nei periodi di emergenza.

Partiamo, quindi, da dove eravamo. Avere le idee più chiare possibili sulla situazione ante-covid aiuta ad attuare un’analisi che va allargata al là dell’entità amministrativa, coinvolgendo quindi non solo i comuni della cintura, ma anche il sistema di aziende municipalizzate. Quando si parla di strategia, la realtà di riferimento non può che essere allargata all’area metropolitana e al bilancio consolidato dei comuni che ne fanno parte.  A questa analisi, va aggiunto l’arrivo e l’impatto del Covid-19.

Una fotografia corretta della città e dei bisogni di chi la vive consente di costruire una buona proiezione del bilancio degli anni a venire.  La crisi attuale agisce sottolineando problemi  in larga parte già esistenti e rendendo più chiara ed urgente la necessità di compiere scelte politiche che possono essere scomode, ma che in precedenza non sono state attuate per inerzia della politica. Su tutte deve essere seriamente presa in considerazione la possibilità di dismettere, a fronte di un chiaro contratto di servizio, le quote di proprietà delle partecipate. Non un disimpegno di qualche punto percentuale ogni anno che serve solo a nascondere le perdite, ma un’ operazione radicale che permetta la rinegoziazione del debito e la possibilità di nuovi investimenti in settori più strategici.

Stabilire le strategie, consente di individuare temi e priorità a prescindere dal Coronavirus. Stabilite queste risposte, ci si può domandare dove trovare le risorse, quali soggetti coinvolgere, ma farlo sulla base di idee consolidate, capaci quindi di ottenere il sostegno economico necessario.

Sostenibilità sul medio periodo. La principale ricetta emersa, a tutti i livelli, a seguito dell’emergenza del coronavirus è quello dell’assistenza alle fasce più deboli, nell’ottica del “non lasciare nessuno indietro”. Inquadrare il tema nel frame della sostenibilità sul medio periodo e non in quello dell’emergenza, consente di non restare incagliati nella politica dei sussidi e dell’erosione progressiva delle risorse, ma di spostare il dibattito sul tema dello sviluppo e del recupero del lavoro senza rinunciare a sostenere chi ha bisogno. In uno scenario caratterizzato dall’assenza di un pensiero economico sulla crisi e dall’appiattimento del dibattito sui soggetti chiamati a coprire la nuova spesa pubblica, la sfida che la politica è chiamata a raccogliere riguarda, appunto, la creazione ed individuazione delle risorse per sostenere tutti gli strumenti in campo.

Dialogo pubblico privato. I due piani, di assistenza e di rilancio economico, vanno pensati su scala di area metropolitana, provando a far incontrare diverse esigenze. Ad esempio, se pensiamo ai 150mila anziani torinesi – percettori di pensione – potrebbero integrare il proprio reddito affittando una camera agli studenti, che invece domandano alloggi a prezzi calmierati. Un equilibrio tra assistenza e coinvolgimento delle fasce deboli che vada di pari passo con un rilancio economico è quindi possibile rintracciando le vocazioni di produzione della macchina economica, tenendo insieme piani differenti:

  • L’assistenza e l’integrazione
  • Il rilancio economico
  • La finanza pubblica
  • Il coinvolgimento del risparmio e dei patrimoni privati

In quest’ottica, anche la sburocratizzazione come semplificazione delle norme assume valore se visto in chiave di individuazione di strumenti in grado di liberare risorse ed energie, legando il piano dell’assistenza alla produzione e alla crescita sociale.

Per quanto riguarda le risorse, la sfida è quella di mobilitare patrimoni e risparmi, anche su scala internazionale, ragionando sulle garanzie, per progetti che si configurano simultaneamente di buona prospettiva produttiva e di rilevante capacità di integrazione sociale. In questo senso, le due grandi Fondazioni potrebbero assumere un ruolo in tema di coperture.